In questa sezione l’attenzione si sposta dal contesto storico, se non per un breve accenno, alla componente più tecnica del pennello da barba: il ciuffo. Verranno presi in esame i principali tipi di pelo utilizzati nel tempo, dal tasso al maiale, dal cavallo alle fibre sintetiche moderne, fino ai ciuffi misti. Ogni materiale presenta caratteristiche proprie in termini di rigidità, capacità di trattenere l’acqua, risposta sulla pelle e comportamento durante la montatura del sapone. Le differenze non sono solo tattili, ma influenzano in modo concreto il gesto della rasatura e il risultato finale, rendendo il ciuffo una scelta funzionale prima ancora che estetica.

 

 

 

Il pennello da barba, per come lo intendiamo oggi, è un oggetto relativamente “tardo” nella lunga storia della rasatura. L’atto di radersi è antico quanto la civiltà stessa: Egitto, Mesopotamia, Grecia e Roma conoscevano rasoi, unguenti e pratiche igieniche legate alla barba. Quello che mancava, però, era uno strumento specifico dedicato alla montatura e all’applicazione del sapone. Per secoli la schiuma venne lavorata con le mani, con panni o con spugne naturali. Funzionava, era sufficiente, e nessuno sentiva il bisogno di altro.

Il pennello nasce quando cambiano insieme tre cose: il tipo di sapone, il modo di radersi e il contesto sociale. Tra il XVII e il XVIII secolo, soprattutto in Europa occidentale, la rasatura diventa sempre più una pratica quotidiana e non solo un gesto occasionale o rituale. I saponi solidi specifici per la barba iniziano a diffondersi e richiedono uno strumento capace di caricare, montare e distribuire il prodotto in modo efficace. In questo contesto compare il pennello da barba come oggetto autonomo.

Le prime testimonianze iconografiche risalgono alla metà del Seicento, in ambienti di barbieri professionisti. Non è ancora uno strumento universale, ma fa parte del corredo del barbiere-chirurgo, figura centrale nella cura del corpo maschile dell’epoca. È nel Settecento, però, che il pennello entra davvero in scena: la Francia gioca un ruolo decisivo, sia sul piano tecnico sia culturale. Il termine blaireau, che indica il tasso, diventa sinonimo stesso di pennello da barba, segno che il materiale utilizzato era già considerato determinante per la qualità della rasatura.

Nell’Ottocento il pennello si afferma definitivamente. La diffusione del rasoio pieghevole e la possibilità di radersi in casa trasformano la rasatura in un gesto domestico. Il pennello non è più solo uno strumento del barbiere, ma entra nei bagni delle case borghesi. In questo periodo assume anche una valenza simbolica: materiali, forme e finiture riflettono il gusto, lo status sociale e l’idea di cura personale. Non è raro trovare manici in avorio, argento, osso o porcellana, mentre la qualità del pelo diventa un elemento distintivo.

Tra fine Ottocento e primo Novecento arrivano la standardizzazione e l’industrializzazione. Accanto ai pennelli di alta gamma compaiono versioni più economiche, spesso in setola di cinghiale, pensate per un pubblico più ampio. Il pennello diventa un oggetto comune, quasi scontato, parte integrante del rituale maschile quotidiano. Anche quando la rasatura di sicurezza e poi quella usa e getta ridurranno il tempo dedicato al gesto, il pennello continuerà a esistere, adattandosi ai nuovi saponi e alle nuove abitudini.

In sintesi, il pennello da barba non nasce per estetica o nostalgia, ma per necessità. È figlio della rasatura umida moderna, del sapone solido e di una società che inizia a considerare la cura del viso non solo funzionale, ma anche tecnica e consapevole. Un oggetto semplice, ma tutt’altro che banale, che racconta molto più di quanto sembri sul rapporto tra uomo, tempo e gesto quotidiano.

 

CIUFFO IN PELO DI TASSO

Il pennello in pelo di tasso è apprezzato perché il suo pelo è elastico, con superficie liscia e punte naturalmente sottili. Non beve acqua: la trattiene nello spazio tra i peli e la rilascia in modo controllato, facilitando la montatura della schiuma e la sua gestione sul viso.

Le tipologie di pelo sono classificazioni commerciali, non standard oggettivi. Il Pure Badger usa peli più grossi e scuri: è rigido, poco raffinato e può risultare pungente. Il Best Badger ha fibre più uniformi e sottili, maggiore controllo e una sensazione più equilibrata.

Con Silvertip si sale di finezza: punte più morbide, diametro minore del pelo, contatto più delicato sulla pelle. La controparte è una minore struttura se il nodo è montato male. Non è automaticamente superiore, è semplicemente diverso.

Il two-band non indica qualità assoluta ma comportamento: pelo più spesso, punte chiare e maggiore schiena. È più reattivo, meno “cuscinoso”, e lavora meglio saponi duri.

La qualità vera non sta nell’etichetta, ma nella selezione del pelo, nella densità del nodo e in come è stato legato. Un tasso mediocre resta mediocre, qualunque nome gli si dia.

CIUFFO IN SETOLA DI MAIALE

La setola di maiale assorbe acqua all’interno della fibra. Quando si bagna si ammorbidisce, aumenta leggermente di volume e diventa più flessibile. Questo è il motivo per cui va lasciata in ammollo prima dell’uso: da asciutta è rigida e sgradevole, da idratata lavora come deve.

Da nuova è dura e ruvida. Con l’uso le punte si biforcano naturalmente: è il rodaggio. Le punte diventano più gentili sulla pelle, mentre il corpo della setola mantiene una buona rigidità. È questo equilibrio che rende la setola efficace, soprattutto con saponi duri, che vengono caricati con facilità.

La qualità dipende dalla selezione della setola e dalla costruzione del nodo. Setole lunghe, ben allineate e con buon diametro rodano meglio e durano di più. Setole scadenti restano rigide, bevono troppa acqua e perdono controllo.

La setola di maiale non è raffinata e non lo pretende. È funzionale, concreta, e quando è di buona qualità fa il suo lavoro senza scorciatoie. Non accarezza: lavora.

 
 

 

 

CIUFFO IN CRINE DI CAVALLO

Il crine di cavallo è un materiale ibrido per comportamento. Il fusto del pelo è relativamente liscio e poco idro-assorbente rispetto alla setola di maiale; l’acqua viene trattenuta soprattutto per capillarità tra i peli. Non si gonfia in modo significativo, asciuga in fretta e richiede un po’ più di attenzione nella gestione dell’idratazione.

I ciuffi sono quasi sempre una miscela di crine di coda e di criniera. La coda è più rigida e resistente, la criniera più fine e flessibile. Il rapporto tra le due definisce il carattere del pennello: più coda aumenta la schiena e il controllo, più criniera aumenta la morbidezza ma riduce la spinta.

Le punte non si biforcano come nella setola di maiale. Con l’uso il cambiamento è minimo e riguarda soprattutto l’assestamento del nodo, non una trasformazione del pelo. Le punte restano nette e possono risultare leggermente ruvide se la selezione è scarsa o la percentuale di coda è eccessiva.

La qualità dipende dalla pulizia del crine, dalla corretta miscelazione e dalla densità del nodo. Un buon crine è elastico, arioso e preciso. Uno mediocre è incoerente, poco controllabile e tende a frustare la schiuma.

Il cavallo non è un compromesso tra tasso e setola. 

 
 

 

 

CIUFFO IN FIBRA SINTETICA

La fibra sintetica compare nei pennelli da barba nel secondo dopoguerra, quando l’industria chimica inizia a produrre fibre artificiali stabili e replicabili. I primi esperimenti usano nylon, sviluppato da DuPont negli anni ’30. Funzionavano, ma erano rigidi, lucidi e poco piacevoli sul viso. Per decenni il sintetico è stato visto come un surrogato povero, non senza motivo.

Il salto vero arriva molto più tardi, quando si passa a poliesteri tecnici, in particolare varianti di PBT. Qui cambia tutto: fibre più sottili, sezione controllata, punte lavorate meccanicamente per simulare la morbidezza dei peli naturali. È da questo momento che il sintetico smette di essere una copia mal riuscita e diventa una scelta autonoma.

Dal punto di vista tecnico la fibra sintetica non assorbe acqua. Punto. L’acqua resta solo tra le fibre. Questo la rende estremamente prevedibile: carica veloce, rilascio immediato della schiuma, nessuna variabile legata all’idratazione del pelo. Asciuga rapidamente e non cambia comportamento nel tempo.

Non serve rodaggio. Il pennello è identico dal primo utilizzo al centesimo. È facile da usare, tollerante agli errori e costante. La qualità dipende dalla finezza della fibra, dalla lavorazione delle punte e da come è costruito il nodo, non dal materiale in sé.

CIUFFO MISTO

I ciuffi misti non sono un’unica categoria generica: in pratica sono combinazioni di due (o più) materiali naturali in un solo ciuffo. Alcuni esempi tipici che trovi sul mercato sono setola + tasso e crine di cavallo + tasso.

Nel caso setola + tasso, il pelo più rigido della setola dà “spina dorsale” al ciuffo e forza nella schiumatura, mentre il tasso aggiunge morbidezza alle punte e migliora la ritenzione d’acqua rispetto a una setola pura. Questa miscela cerca di bilanciare spinta e comfort.

Con crine + tasso, la logica è simile: il crine offre controllo e struttura più decisa, il tasso addolcisce il contatto finale e aumenta la capacità di trattenere acqua tra le fibre.

Altri esempi di combinazioni che si vedono nel hobby (e che alcuni artigiani producono) includono tasso + setola + crine o addirittura miscele naturali con poche fibre più rigide alternate a fibre più fini. L’effetto pratico è di ottenere un profilo di rigidità/morbidezza intermedio, una gestione dell’acqua più versatile e una sensazione che può venire incontro a bisogni specifici di schiumatura e applicazione.

In breve: “misto” significa che il pennello non usa un solo tipo di pelo, ma li mette insieme per modulare backbone, morbidezza e ritenzione d’acqua in un unico nodo. La resa concreta dipende dalla percentuale e lunghezza delle fibre combinate, non dal nome sul prodotto.